Data center offshore: l’integrazione con l’energia marina

L’avvento dell’intelligenza artificiale, la sua rapida diffusione e crescita in termini di utilizzo unitamente alla digitalizzazione globale hanno reso critico il consumo di suolo e di risorse idriche per il raffreddamento dei data center terrestri. Una soluzione tecnologica a cui si sta guardando per la risoluzione di queste criticità risiede anche nell’allocazione dei data center su piattaforme offshore non presidiate che sono infrastrutture che possono integrare l’esistenza di server ad alta potenza e la generazione energetica da fonti rinnovabili marine, eolica o fotovoltaica, in un unico ecosistema.

L’integrazione con l’energia marina nel contesto mediterraneo

La prospettiva di implementare data center offshore nel Mar Mediterraneo sta rapidamente evolvendo da una visione futuristica a una soluzione concreta per la sostenibilità digitale, grazie all’integrazione sinergica tra le energie rinnovabili marine e l’adozione di sistemi di raffreddamento passivo, che permettono di ottimizzare l’efficienza operativa.

In questo scenario, si stanno sviluppando progetti all’avanguardia che prevedono l’installazione data center direttamente all’interno dei parchi eolici offshore galleggianti, arrivando a supportare fino a 12 MW di potenza di calcolo. Regioni come la Puglia e la Sicilia si stanno configurando come snodi cruciali nel Mediterraneo. La Puglia, in particolare, ha già annunciato investimenti significativi che superano i 100 miliardi di euro, mentre in Sicilia il progetto Med Wind, situato al largo di Trapani, rappresenta una delle iniziative più ambiziose per l’eolico galleggiante su larga scala.

Un punto di riferimento già operativo è il parco Beleolico di Taranto, il primo impianto offshore del Mediterraneo, che rappresenta il punto di partenza per l’infrastruttura energetica necessaria ai data center.

Queste infrastrutture offshore permettono di connettere i data center direttamente ai cavi sottomarini, migliorando la latenza e sfruttando la posizione strategica tra Europa, Medio Oriente e Africa. Oltre alla tecnologia eolica, la ricerca si sta estendendo alla conversione del moto ondoso in energia, come dimostrato dal progetto Pivot-Offshore. Grazie alla sua rete di cavi sottomarini, il Mediterraneo si trasforma così in un “green hub digitale” strategico, capace di abbattere drasticamente l’impronta di carbonio dell’intero settore IT.

I vantaggi della localizzazione offshore

I data center tradizionali producono molto calore e devono essere mantenuti a basse temperature per funzionare in maniera efficiente. 

Spostare queste infrastrutture in mare aperto significa massimizzare la resa energetica grazie a condizioni ambientali ottimali. In assenza di barriere naturali o artificiali, il vento soffia in modo più potente e costante, permettendo alle turbine di produrre più energia rispetto agli impianti a terra.  Anche il fotovoltaico risulta più performante; l’irradiamento è maggiore e l’acqua raffredda naturalmente i pannelli, evitando il surriscaldamento. 

Infine, l’installazione lontano dalla costa riduce l’impatto sul paesaggio, permettendo di creare grandi infrastrutture senza interferire con le attività costiere o l’estetica del litorale.

I benefici del raffreddamento passivo

Il vantaggio operativo principale di un data center offshore risiede nell’utilizzo diretto dell’acqua di mare come fluido refrigerante, continuo e passivo, eliminando così la necessità di impianti tradizionali di climatizzazione che, nei data center terrestri, rappresentano circa il 40% del consumo energetico totale. L’integrazione diretta con i campi eolici marini consente l’alimentazione diretta dei server, riducendo drasticamente le perdite di trasmissione elettrica e abbattendo i costi di collegamento alla rete nazionale.

I poli tecnologici in Cina: Hainan e Shanghai

La Cina sta guidando la sperimentazione mondiale con due progetti complementari che mostrano diverse modalità di integrazione tra digitale e ambiente marino. Nelle acque di Hainan, nella provincia meridionale, è operativo un innovativo cluster di calcolo intelligente che utilizza unità sottomarine da 1.300 tonnellate posizionate a 35 metri di profondità. Si tratta di un sistema progettato per essere ecologico e conveniente, sfruttando il flusso naturale dell’acqua di mare per il raffreddamento. E che si integra con fonti di energia rinnovabile, come l’eolico offshore, contribuendo così al raggiungimento della neutralità carbonica.

Parallelamente, nell’area speciale di Lin-gang a Shanghai, è stato inaugurato nel 2025 il primo data center sottomarino al mondo alimentato quasi interamente da energia eolica offshore. Con una capacità di 24 megawatt, questo polo raggiunge un indice di efficienza energetica PUE (Power Usage Effectiveness) di 1,15, avvicinandosi sensibilmente alla perfezione teorica di 1,0.

Innovazione occidentale: la piattaforma galleggiante AO60DC

Mentre i progetti cinesi esplorano i fondali, l’Occidente sta validando soluzioni flottanti come la piattaforma AO60DC della startup statunitense Aikido Technologies, con l’obiettivo di ridurre i consumi e l’impatto ambientale. 

Questa struttura ospita una turbina eolica offshore galleggiante da 15-18 MW, progettata per integrare al proprio interno sistemi di accumulo energetico e infrastrutture di calcolo dedicate all’IA. Anziché utilizzare costosi impianti di climatizzazione, il calore generato all’interno viene dissipato direttamente nelle acque del mare circostante. 

In sostanza, l’energia prodotta dal vento alimenta direttamente i server presenti nell’impianto, mentre il mare si occupa del raffreddamento naturale. Un prototipo è attualmente in fase di sviluppo in Norvegia, con il lancio commerciale e operativo previsto nel Regno Unito nel 2028.

Il contesto italiano tra potenziale e sfide locali

L’Italia dispone di un portafoglio progetti molto ampio, con circa 130 parchi eolici offshore in fase di valutazione per una potenza complessiva che supera gli 81 GW. Iniziative come Med Wind, il primo parco eolico offshore con tecnologia galleggiante del Mediterraneo, a largo della Sicilia occidentale, potrebbero trasformare il Paese nell’hub digitale dell’area. 

Tuttavia, restano alcuni ostacoli da superare: dai costi di capitale elevati alla necessità di quadri regolatori stabili, fino all’esigenza di una governance che favorisca l’accettazione sociale delle opere da parte delle comunità locali.

Connessione e controllo satellitare per data center offshore

La connessione e il controllo via satellite per i data center e le infrastrutture offshore sono essenziali per garantire operazioni sicure, monitoraggio in tempo reale e la continuità operativa in ambienti remoti. 

Mentre i satelliti LEO (Low Earth Orbit) offrono una latenza estremamente ridotta, ideale per le applicazioni a banda larga in tempo reale, i satelliti GEO (Geostazionari) garantiscono comunicazioni stabili e affidabili su larga scala.  L’utilizzo di sistemi SatConnect equipaggiati con protocolli di trasmissione dati SCADA (Supervisory Control and Acquisition) garantisce l’operatività anche in caso di blackout.

Le applicazioni ed i vantaggi del controllo remoto satellitare risiedono in soluzioni, come quelle di ATEN, che permettono il controllo costante delle piattaforme offshore da terra.

I Sistemi SATCOM consentono il monitoraggio in tempo reale, la gestione della flotta e il coordinamento delle attività, come avviene nelle operazioni petrolifere. Inoltre, le connessioni satellitari sicure sono fondamentali per la gestione di infrastrutture critiche mentre l’utilizzo di dati satellitari, inclusi quelli SAR (Synthetic Aperture Radar), servono per monitorare i cambiamenti e la stabilità delle strutture, come proposto da Telespazio. 

Le comunicazioni via satellite rappresentano spesso l’unica opzione affidabile per la connettività Internet e dati per imbarcazioni e piattaforme offshore, superando i limiti delle reti cellulari tradizionali.

Conclusioni

Dalla Cina agli Stati Uniti fino all’Italia, l’accelerazione dell’intelligenza artificiale impone nuovi modelli di consumo e investimento. L’integrazione tra data center ed energia marina risponde direttamente a tre necessità operative: neutralità carbonica, risparmio idrico e indipendenza dal suolo. La stabilità termica delle acque e l’elevata produttività dell’eolico offshore rendono queste piattaforme la soluzione più razionale per sostenere la crescita digitale. Spostare il calcolo ad alta potenza in mare permette di ottimizzare le prestazioni energetiche e preservare le risorse fondiarie e idriche dei centri abitati.